Il guidatore deve imporre a tutti i passeggeri l’utilizzo delle cinture.

  • Pubblicato il: 5 Marzo 2019

«Stiamo per partire, allacciate tutti le cinture di sicurezza». Anche se non siete il comandante di un aereo di linea, ma il guidatore di una semplice automobile, da qualche settimana conviene che controlliate che tutti i passeggeri abbiano rispettato questo consiglio.

La Corte di Cassazione, infatti, in una recente sentenza (sent. 2531/’19) si è pronunciata sul caso di una signora che in Calabria, mentre si trovava come passeggera in un’automobile, ha subito delle ferite in seguito ad un incidente stradale. Secondo quanto riporta Diritto e Giustizia, la signora ha citato in giudizio la Compagnia assicurativa, il proprietario del veicolo e la conducente per il risarcimento di tutti i danni.

La Suprema Corte, nel testo della sopra citata sentenza, ha stabilito che il conducente, prima di iniziare (o proseguire) il viaggio, ha l’obbligo di controllare che questo avvenga in conformità alle regole di prudenza e a quanto stabilito dal Codice della Strada. In sostanza, il guidatore dovrà verificare non solo che la macchina sia idonea a circolare sotto un profilo tecnico, ma è anche gravato dell’onere di controllare che tutti i passeggeri utilizzino le cinture.

Cosa succede se il passeggero si rifiuta di allacciare le cinture di sicurezza? La Corte ha osservato che tale scelta, anche se volontaria, non può integrare un valido assenso alla lesione da parte del trasportato (la salute è un diritto indisponibile) né può escludere la responsabilità del conducente. Ne consegue che qualora il passeggero, a seguito di un incidente, dovesse subire delle lesioni, potrebbe citare in giudizio il conducente che, non pretendendo l’utilizzo dei sistemi di sicurezza, ha certamente concorso alla causazione del danno.

Nella sentenza, la Corte ha anche precisato che la percentuale a cui può essere condannato il guidatore negligente è pari al 30% del danno subito. È evidente, dunque, l’intento di responsabilizzare il conducente introducendo a suo carico un vero e proprio obbligo di controllare che tutti i passeggeri adottino un comportamento conforme alle disposizioni del Codice della Strada tanto che, in caso di comportamento renitente, può rifiutare il trasporto o interromperlo. Si badi bene che la violazione di tale obbligo non ha un mero rilievo civilistico ma può anche essere fonte di una responsabilità in sede penale.
Per converso, il guidatore non ha alcuna responsabilità sotto il profilo amministrativo e, pertanto, solo il passeggero potrà essere sanzionato per l’omesso utilizzo delle cinture, salvo che si tratti di minori.

È bene ricordare che in Italia, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza è ancora il secondo vizio più ricorrente al volante, dopo l’eccesso di velocità. Solo la Polizia Stradale, nel primo semestre dello scorso anno, ha multato 47.736 persone. Le multe sono pesanti e c’è anche la decurtazione dei punti dalla patente. Il Codice della Strada stabilisce che la contravvenzione va da un minimo di 80 euro ad un massimo di 323 euro (sia per il guidatore che per il passeggero), alla quale si aggiunge (per il guidatore) la decurtazione di 5 punti dalla patente. Vi sono poi delle casistiche particolari: qualora il passeggero senza cintura sia minorenne, è il guidatore a dover pagare la multa prevista (ancora tra gli 80 e i 323 euro) e che si vedrà togliere, anche in questo caso, cinque punti dalla patente. Qualora l’automobilista venga trovato nuovamente senza cintura, l’importo minimo e massimo della sanzione rimane lo stesso, ma a questo viene aggiunto un periodo di sospensione della patente tra i 15 giorni e i due mesi.

    Fonte: A. Ribaudo – Corriere.it

Dunque automobilisti, prima di mettervi alla guida siate prudenti come i piloti di aereo e indossatele voi, e obbligate ad indossarle a tutti i passeggeri, le cinture di sicurezza. Queste non sono “soltanto” uno strumento salva-vita, ma vi eviterà anche delle “gatte da pelare” in tribunale nel caso in cui il passeggero ferito dovesse chiamarvi ai danni come ha fatto la signora calabrese nella sentenza della Corte di Cassazione citata all’inizio di questo articolo.

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